Progetto Avatar: i futuri soldati robot controllati con la mente!

"Programma Avatar", ed è un nuovo progetto finanziato dalla DARPA per lo sviluppo di "macchine bipedi semi-autonome" in grado di fornire supporto sul campo alla fanteria di terra, agendo come veri e propri soldati controllati a distanza da un operatore.
La DARPA ha annunciato proprio questa settimana lo stanziamento di 7 milioni di dollari per la realizzazione di un concept in grado di funzionare e di essere di reale ausilio alle truppe dislocate nei più disparati scenari bellici del pianeta.
I dettagli sono ancora molto pochi, ma possiamo farci una vaga idea di cosa abbia in mente la DARPA. "Il programma Avatar" ha annunciato il portavoce dell'Agenzia, "svilupperà un'interfaccia e gli algoritmi necessari per consentire ad un soldato di far coppia in modo effettivo con macchine bipedi semi-autonome, in modo tale da farla agire come un surrogato del soldato".
Fino ad ora, considerando anche le poche informazioni a disposizione e la fama della DARPA, sono nate numerose ipotesi e congetturesulle reali funzionalità di Avatar. Il The Daily Mail, ad esempio, ritiene che i robot potranno essere pilotati a distanza tramite un'interfaccia neurale. "L'Agenzia ha ripetutamente finanziato tentativi di successo di controllare robot con il pensiero. L'iniziativa sembra il successivo e logico passo nella robotica e nella ricerca bellica dell'esercito degli Stati Uniti".
Putroppo, ad oggi non abbiamo alcun dato che possa confermare la possibilità di una connessione neurale con gli avatar, e quella del The Daily Mail, come accade fin troppo spesso in quella redazione, rimane una pura speculazione.
Il progetto è stato definito come "un avanzamento fondamentale nel campo delle telepresenza e del controllo remoto di un sistema di terra", per cui è facile presumere come questo sistema di interfaccia, se dovesse essere effettivamente realizzato, potrebbe essere sfruttato per pilotare una vasta gamma di robot semi-autonomi già oggi utilizzati sul campo.
La DARPA ha dichiarato che la prima bozza del progetto ha avuto origine nel 1958 "per prevenire sorprese strategiche dall'abbattimento della sicurezza nazionale americana, e per creare un effetto sorpresa strategico ai nemici degli Stati Uniti mantenendo la superiorità tecnologica dell'esercito del Paese".
Vuol dire tutto e niente, e non fornisce (volutamente, è più che lecito pensarlo) alcun dettaglio su un progetto così ambizioso. Ma una cosa è certa: il terzo millennio è iniziato all'insegna della robotica sul campo di battaglia. Fino al 2010, i robot impiegati sugli scenari bellici afgano e iracheno sono stati oltre 7.000, e più di 40 Paesi in tutto il mondo hanno un programma robotico a scopi militari per ritagliarsi la loro fetta di supremazia tecnologica.
La DARPA, agenzia all'avanguardia da sempre nel campo della ricerca e dello sviluppo di robot, non vuole certamente farsi superare da nessuno in quanto a supremazia tecnologica, e distribuisce ogni anno circa 3 miliardi di dollari tra tutti i progetti in cui si trova coinvolta, come Big Dog / LS3 e Petman.
Petman, inoltre, potrebbe essere la base per i futuri robot umanoidi del Progetto Avatar. Anche se il suo scopo dichiarato è quello di testare l'abbigliamento contro la guerra chimica, Evan Ackerman di IEEE suggerisce giustamente che "non abbiamo alcuna prova per dire che Petman non sia altro che un tester per abbigliamento contro la guerra chimica, eccetto per il fatto che testare uniformi sembra essere leggermente ridicolo per un iavolo di robot soldato umanoide bipede super avanzato".
Un commento su Slashdot, tuttavia, fa riflettere sulle possibili conseguenze inattese. Anche se riuscissimo a connettere la mente di un soldato ad un surrogato robotico in grado di combattere al suo posto a decine di migliaia di chilometri di distanza, cosa ci fa pensare che questo migliorerebbe le cose?


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